Darimar's Zone: sito divulgativo dedicato alla Zona di esclusione, all'incidente nucleare di Chernobyl e al videogioco S.T.A.L.K.E.R.

martedì 25 gennaio 2011

Nuovo sarcofago di Chernobyl: avanzamento dei lavori

Al 21 gennaio 2011 sono stati eseguiti diverse attività inserite nei progetti di pulizia del territorio della centrale nucleare di Chernobyl e di costruzione del nuovo sarcofago. Eccole in dettaglio:

- Attività di scavo per la costruzione delle fondamenta del Nuovo Sarcofago. Varie strutture ed edifici presenti all’interno della zona dell’attuale protezione sono stati demoliti o rilocati. In quest’ambito è stata posta attenzione alle tecniche per la gestione dei suoli contaminati e per il trasporto del materiale radioattivo generato dalle attività di scavo ed il suo stoccaggio in un apposito sito.
Durante l’avanzamento dei lavori, sono stati rinvenuti più di 32.000 metri cubi di materiali tecnologici e residui radioattivi solidi, 4 macchinari (gru, trasportatori pesanti, macchine movimento terra) sepolti sotto uno strato di terra al momento della costruzione dell’attuale sarcofago, nel 1986 e rifiuti radioattivi di alto livello di cui si è provveduto alla rimozione.
Le attività di bonifica e di pulizia del territorio dove sorgerà la nuova protezione sono state completate nel 2010.

- Attività di realizzazione delle trincee per le fondamenta provvisorie del nuovo sarcofago e per il sollevamento delle strutture di sostegno dell’opera. I lavori di scavo sono stati eseguiti per l’80% e sono in fase di completamento. Sul sito industriale dove verrà realizzato il nuovo sarcofago, la società contraente Novarka, durante l’installazione delle fondamenta ha già rimosso più di 54.000 metri cubi di rottami sepolti. Circa il 50% del materiale rimosso è stato trasportato in una zona per lo stoccaggio temporaneo, il resto presso un impianto di smaltimento di rifiuti radioattivi. E’ stata poi avviata la fase di cementificazione per le basi delle torri di sollevamento.

- Contemporaneamente agli scavi, alla fine di agosto 2010, è stata avviata la palificazione delle fondamenta dove sorgeranno i binari su cui scorrerà la struttura del Nuovo Sarcofago. La costruzione di queste prevede l’utlizzo di 396 pali in metallo della lunghezza ognuno di 25 metri e con il diametro di 1 metro. Parametri e misure sono constantemente sotto controllo affinchè garantiscano la stabilità strutturale e l’affidabilità del Nuovo Sarcofago, il cui peso sitmato è di 30.000 tonnellate.
A fine 2010 sono stati avviati anche i lavori di costruzione della piattaforma dove sarà eseguita l’attività di montaggio della struttura principale del Nuovo Sarcofago.

Nel 2010 sono stati impiegati in queste attività da 300 a 550 persone; nel 2011, secondo il piano di lavoro, saranno coinvolti non meno di 650-700 operatori.
Al momento, l’attuale radiazione di fondo nel sito industriale del nuovo Sarcofago è di 0,6 mR/h. Questo parametro viene continuamente controllato al fine di rispettare i limiti stabiliti dal regolamento del procedimento. Non si sono registrati valori di superamento dei limiti di sicurezza.

Fonte: chnpp.gov.ua, 24 gennaio 2011; Traduzione: Progetto Humus

giovedì 20 gennaio 2011

Il nuovo film di Alexander Mindadze è sul disastro di Chernobyl

Il nuovo film di Alexander Mindadze sarà incentrato sul disastro di Chernobyl del 1986.
V subbotu (Sabato innocente), questo il titolo originale, è costato 3 milioni di dollari ed è stato coprodotto da società russe, ucraine, bielorusse e tedesche.
Il film debutterà come prima mondiale al prossimo Festival di Berlino, che si terrà dal 10 al 20 febbraio.
La trama racconta le vicende di un funzionario del Partito Comunista che sta cercando, insieme alla propria donna, di scampare alle conseguenze della tragedia che ebbe luogo nella centrale nucleare di Chernobyl nell'aprile del 1986.

Fonte: rian.ru, 18 gennaio 2011.

Yanukovich chiede aiuto al Giappone per costruire il nuovo sarcofago

Il presidente ucraino Viktor Yanukovich, a Tokyo la sua prima visita come capo di stato, ha chiesto al Giappone di aiutare il proprio Paese nella costruzione di un nuovo sarcofago al di sopra del reattore n° 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Yanukovich ha espresso questa richiesta durante l'udienza con l'imperatore giapponese Akihito.
"Chiediamo alla comunità internazionale, compreso il Giappone" cita l'ufficio della Corte imperiale dalle parole del presidente ucraino, "che ci aiutino nella costruzione di un nuovo sarcofago sopra il reattore n° 4 per evitare la possibile diffusione di radiazioni."
Yanukovich si è espresso così rispondendo alla domanda dell'Imperatore: "Com'è la situazione nel settore del nucleare oggi?"
"Mi sono sempre sentito in cordoglio per le vittime della tragedia", ha affermato Akihito. Il presidente ucraino ha ringraziato il Giappone per il fatto di essere rimasto una dei maggiori donatori per la ricostruzione della zona della centrale nucleare di Chernobyl. Ha anche invitato i rappresentanti del Giappone per prendere parte a una riunione sulla sicurezza nucleare, che si terrà in Ucraina sotto l'egida del governo, nel mese di aprile, in occasione del 25 ° anniversario del disastro.

Fonte: ITAR-TASS, 19 gennaio 2011.

giovedì 13 gennaio 2011

S.T.A.L.K.E.R. - Al via un "esperimento sociale"

In collaborazione con la community russa GSC-Stalker Fan.com, GSC sta supportando un piccolo "esperimento sociale" rivolto a tutti gli appassionati di S.T.A.L.K.E.R. e attuato attraverso la pagina ufficiale su Facebook. L'intento è creare una sorta di dialogo diretto fra la comunità orientale e occidentale: i ragazzi di GSC-Fan.com chiederanno ai membri della propria community di proporre domande dirette ai giocatori della comunità occidentale (es.: chi sei, da dove vieni, perché S.T.A.L.K.E.R. ti appassiona, eccetera). Una volta raccolte tutte le domande e selezionate le migliori, sarà richiesto un minimo di 5 membri della comunità presente sulla pagina ufficiale di Facebook per rispondere. Dopo di che, i ruoli si invertiranno e si ricomincerà daccapo, questa volta da parte della community occidentale.
Un'iniziativa originale, divertente e perfettamente in linea con quanto S.T.A.L.K.E.R. è riuscito a fare fino a oggi: unire culture e persone diverse accomunate dalla stessa passione.

martedì 11 gennaio 2011

Chernobyl, flora e fauna e gli "specchietti per le allodole"

In accordo con lo spirito che mi ha spinto a creare D.Z. desidero pubblicare, in questo periodo, la posizione di Massimo Bonfatti, tralasciando volutamente i numerosi articoli comparsi di recente sul Web a proposito della "Natura che vince sulle radiazioni" (o titoli similari). Non nego spazio a tali articoli per partito preso (li ho supportati spesso, in passato, e ho tutte le intenzioni di dadicare loro il giusto spazio anche in futuro) bensì perchè, a oggi, non si tratta affatto di notizie attuali, nè di novità nè di nulla di particolare: sono, effettivamente, anni (potete trovare qualcosa persino nell'Archivio 2008-2009 su D.Z.!) che periodicamente vengono pubblicati articoli di tal genere.
Ben vengano, intendiamoci! Io, personalmente, li trovo interessanti e degni di attenzione, quando ben scritti e adeguatamente argomentati. Il fatto è che trovo anche "imbarazzante" riciclare ogni "n" mesi la stessa notizia proponendola come se fosse l'ultima frontiera in materia di scoperte sui postumi del disastro di Chernobyl.
Quindi, per questo giro, mi rifiuto di dare eco a notizie - obsolete - di tal genere e riservo lo spazio a una posizione "antagonista", per così dire, che compie almeno lo sforzo di proporre una sorta di "punto della situazione" attuale:

Non mi stupisce il fatto che, approssimandosi l’anniversario dell’incidente nucleare di Chernobyl (e per di più trattandosi, come quest’anno, del venticinquesimo), sia incominciato lo stillicidio di notizie tese a dimostrare l’ormai “tranquillizzante” situazione ecologica attorno alla centrale di Chernobyl. Sembrano notizie “sensazionali”, ma sono le stesse che circolano ormai da diverso tempo e riprese con voluta scadenza temporale. Le ultime in ordine di tempo riguardano articoli/servizi con titoli del genere: “La natura vince a Chernobyl”, “A Chernobyl tornano le piante”, oppure “Frutta e verdura da Chernobyl”.
La visione dei filmati o la lettura degli articoli non fa sfuggire, a chi è attento, che essi enfatizzano il ruolo della natura che vince sulle radiazioni (e come sarebbe bello che fosse effettivamente così!) senza apportare nessun elemento derivato da analisi o da osservazioni condotte con procedimento scientifico, ma collocando ad arte nei servizi (in secondo piano rispetto al presunto sensazionalismo della notizia) le forme dubitative (“sembrano”, “forse”, “si sostiene”, “non sappiamo ancora”).
Mi ricordo che nel 1996 ero nella “zona di esclusione” nella provincia di Khoiniki (Bielorussia) e già si cominciava a parlare di essa come “Parco naturale ecologico” prevedendo l’immissione del bisonte dal parco di Belovezhskaya Pushcha (al confine fra Bielorussia e Polonia), come poi effettivamente è avvenuto, e l’introduzione di vitigni dalla Moldova per produrre vino.
Queste affermazioni erano sostenute da progetti finanziati dall’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) a cui prendevano parte notabili e ricercatori locali, stipendiati giornalmente con l’equivalente mensile per quei tempi (50 dollari). Era il rammarico che mi esternava il compianto professore Miljutin, rettore dell’Università Sakharov di Minsk.
E quella attuale non è altro che la stessa politica di allora dell’AIEA, a cui la maggiore lontananza dall’evento (una generazione) ed il ricordo che tende a scemare (quando non a infastidire in epoca di “rilancio nucleare”) permettono una migliore dissimulazione ed una maggiore presunta credibilità.
Ma non è così!
Nel 1999 il professore Timothy Mousseau, dell’Università della Czarolina del Sud si recò nella “Zona di esclusione” accompagnato da Anders Møller, un ornitologo e biologo evoluzionista dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi per effettuare una serie di ricerche.
Queste scatenarono un dibattito intenso sugli effetti delle radiazioni sugli esseri umani e animali.
Come si sa, il fallout radioattivo di Chernobyl aveva contaminato circa 80.000 chilometri quadrati di territori in tutta Europa e nel mondo, oltre 300.000 persone erano state evacuate da una zona di più di 1.300 chilometri quadrati attorno al reattore.
Eppure, a fronte di questi dati, la città abbandonata di Pripyat cominciava a venire descritta come un “rifugio” per la fauna selvatica: numerosi avvistamenti di lupi, orsi e alci vaganti per le strade deserte e rondini che volavano fra i palazzi abbandonati.
L’implicazione sottesa era la seguente: se la fauna selvatica poteva ritornare così presto, le radiazioni nucleari, e di conseguenza l’energia atomica, avrebbero potuto non essere così pericolose, come affermato.
James Lovelock, il creatore della teoria Gaia, scrisse persino che il mondo naturale “sarebbe idoneo ad accogliere ed a proteggere da agenti esterni, fra cui l’uomo, le scorie nucleari… la preferenza della fauna selvatica per i siti di rifiuti atomici, suggerisce che i luoghi migliori per il loro smaltimento sono le foreste tropicali ed altri habitat inaccessibili dallo sviluppo”.
Anche il rapporto del Chernobyl Forum nel 2005, minimizzava le conseguenze di Chernobyl, affermando che, a lungo termine, i tumori causati dall’incidente, alla fine uccideranno solo 4.000 persone circa (sigh!).
In realtà, in un’epoca di “bombe sporche” e di proliferazione nucleare, Chernobyl ha solo la funzione di essere “una conseguenza estrema di un esperimento maligno”.
Ma anche se i livelli di radiazione sono diminuiti nel corso di 25 anni, esistono ancora zone “calde”. Il Prof. Mosseau ha, infatti, rilevato che nelle aree più contaminate vi sono 300 microSieverts/ora (da contatore Geiger), superiore di 1.200 volte i livelli normali di radiazione, o 15 volte in più rispetto ad una radiografia toracica. È, quindi, l’esposizione a lungo termine (il vero parametro da prendere in considerazione) a diventare deleteria e, di conseguenza, la contaminazione ambientale di radionuclidi come il cesio 137, lo stronzio 90 e il plutonio 239, che hanno tempi di dimezzamento rispettivamente di 30, 28,5 e 24.100 anni.
Poiché, oltre questo termine, i radionuclidi decadranno alla metà delle loro concentrazioni precedenti, significa che continueranno per anni a contaminare i terreni (per esempio, 300 anni per il Cesio 137).
Mousseau afferma: “Quello che deve preoccupare è l’alimentazione, in quanto l’ingestione è la via principale per l’esposizione e l’intossicazione radioattiva”.
E nonostante le storie sulla natura fiorente nella zona di Chernobyl, il professore, già allora e adesso, non ne è convinto.
La prima sua scoperta (insieme a Møller) fu l’aumento delle mutazioni genetiche degli uccelli abitanti la zona di esclusione intorno a Chernobyl.
La coppia esaminò 20.000 “rondini da fienile” trovando in questi animali zampe storte, becchi deformi, code malformate, occhi irregolari e tumori.
Alcuni uccelli avevano piume rosse, dove avrebbero dovuto essere blu, e viceversa.
A causa della contaminazione della catena alimentare, le specie di uccelli erano diminuite di oltre il 50% nelle zone ad alta contaminazione radioattiva. Solo una piccola parte di rondini riesce a riprodursi, e solo il 5% delle uova riesce a schiudersi. Meno di un terzo degli uccelli raggiungono l’età adulta. Mousseau e Møller hanno potuto confermare queste anomalie genetiche esaminando lo sperma delle rondini.
Una delle loro scoperte più interessanti fu la connessione tra gli antiossidanti, le radiazioni ed il colore del piumaggio. In altre parole, negli esseri umani e negli uccelli, gli antiossidanti aiutano ad annullare gli effetti delle radiazioni. “Gli uccelli, con piumaggio brillante, che migrano a grandi distanze, come le rondini, devono impiegare un altissimo tasso metabolico producendo, come sottoprodotto, molti radicali liberi che, a loro volta, danneggiano i tessuti”, spiega Mousseau.
“Devono quindi utilizzare le scorte di antiossidanti presenti nel sangue e nel fegato per compensare questo danno potenziale. Le femmine utilizzano grandi quantità di antiossidanti per le loro uova, e questa è la ragione per cui anche il tuorlo è giallo brillante”.
Ma alla fine della loro migrazione le risorse di energia devono essere reintegrate. “E questo non è possibile da realizzare nelle zone fortemente contaminate”.
Anche gli insetti soffrono gli effetti della radioattività. Nelle zone più contaminate ci sono meno farfalle, calabroni, cavallette, libellule e ragni. “Il fatto che gli insetti, compresi gli impollinatori, siano sensibili alla contaminazione ha un impatto significativo sul resto dell’ecosistema”.
Quanto affermato da Mousseau è, quindi, il ritratto di un ecosistema in crisi.

Come fanno altri scienziati a dimostrare il contrario?
Per esempio, i dottori Baker e Chesser della Texas Tech. University, pubblicarono un loro studio sulla rivista “American Scientist” nel 2006. “Siamo stati sorpresi dalla varietà di mammiferi che vivono all’ombra del reattore distrutto dopo così poco tempo”.
Questi studi, in contrasto con quelli di Mousseau e Moller, parlano di una popolazione di cinghiali 10 – 15 volte superiore nella zona di esclusione rispetto all’esterno e non riscontrano tassi elevati di mutazione o prove che differenzino la percentuale di sopravvivenza tra gli animali che vivono a Chernobyl con quelli che vivono in ambienti puliti.
Ma Mousseau afferma: “Chernobyl non è un paesaggio lunare. E’ possibile vedere uccelli e mammiferi, lupi, volpi, ci sono alberi e piante – quindi non è un deserto totale. La ragione di questo malinteso è che la concentrazione della contaminazione radioattiva non è uniforme. Così si possono avere tanti essere viventi ed organismi in una zona, e nessuno in un’altra. Per un biologo esperto, però, tutto ciò dovrebbe essere molto evidente”. Ed è quanto, da un altro punto di vista, ha dimostrato il professore Bandazhevsky. La presenza di zone con diminuiti livelli di contaminazione radioattiva, non produce subito in nuovi organismi viventi sopraggiunti (sia fauna che flora), manifestazioni patologiche o sintomatologiche: è questo che fa credere o illudere ad un ritorno alla normalità. Ma in queste zone meno contaminate, in cui il decadimento radioattivo per varie cause è stato più veloce, è presente l’azione costane e cronica dei radionuclidi come il Cesio, lo Stronzio e il Plutonio, di cui il tempo di dimezzamento (o emivita) non equivale al dimezzamento della sua durata nell’ambiente, ma definisce il tempo occorrente perché la metà degli atomi decadano in un altro elemento. Per questo bisogna già pensare alla pericolosa attività di alcuni prodotti derivati, quali l’Americio e il Bario. Questa azione a lungo tempo si manifesta con una emissione costante di basse dosi di radiazioni che, col tempo appunto, indurranno mutazioni genetiche negli organismi viventi residenti (senza evidenza clinica e, quindi, supportando l’idea/illusione di un “buon stato di salute”) e, solo secondariamente (anni successivi o future generazioni) e sotto il loro continuo stimolo, potranno dare segni oggettivi.
Questa è la realtà che deve tenere presente chi osserva l’evolversi degli avvenimenti non solo nella zona di esclusione, ma in tutte le zone colpite dal fallout radioattivo.
Un altro approccio, oltre che scientificamente sbagliato, è disonesto.
Per questo concordo con Mousseau che, nei confronti degli scienziati (soprattutto ucraini) che criticano le conclusioni del suo studio e per i quali la zona sta diventando un rifugio per la fauna selvatica a causa della mancanza di interferenza umana, afferma che queste dichiarazioni sono “puramente aneddotiche”.
E a favore di Mousseau vi è il fatto che nessuno è stato in grado di effettuare una ricerca così rigorosa (quasi quattro anni di catalogazione e studio, conteggio rigoroso dei soggetti presi in esame, loro distribuzione e rapporto con la contaminazione di fondo).
“Gli animali indagati, e soprattutto gli uccelli, offrono la miglior “misura quantitativa” dell’impatto sulla fauna selvatica della contaminazione radioattiva ed il censimento delle specie animali in quest’area, effettuato per quasi quattro anni, ha prodotto notevoli prove che dimostrano come la radioattività abbia un “impatto significativo” sulla diminuzione della biodiversità. La verità è che gli effetti nocivi della contaminazione radioattiva sono talmente grandi da risultare schiaccianti. Questo è il primo documento che fornisce dati rigorosi e quantitativi sul fatto che la vita dei mammiferi della zona chiusa è significativamente influenzata dalla presenza della contaminazione radioattiva. In ogni caso, non penso che sia una cattiva idea definire questa zona “un rifugio per la fauna selvatica”, se questo venisse però utilizzato come “laboratorio naturale”, in cui fosse possibile studiare le conseguenze a lungo termine di un incidente di tale tipo”.

Il professor Mousseu ha anche criticato un recente film documentario intitolato “Chernobyl, a natural history", promosso da una società di produzione francese (chissà come mai, proprio francese!!!!), che mostra come la natura abbia “ricolonizzato” la zona di esclusione in assenza dell’uomo: “Se la società vuole saperne di più sulle conseguenze a lungo termine delle grosse catastrofi ambientali – e Chernobyl è solo una delle tante – è importante che tutti noi (ricercatori) ci assumiamo seriamente le nostre responsabilità”.
Inoltre il Prof. Mousseau ha recentemente iniziato a collaborare con l’Ospedale di Biologia radioattiva a Kiev, per uno studio a lungo termine sulle persone che vivono nella zona: oltre 11.000 adulti e 2.000 bambini nella regione di Narodichi, a 50 chilometri da Chernobyl.
Il professore afferma che l’incidenza del cancro, dei difetti alla nascita e la riduzione della vita media è, tra gli abitanti della regione, allarmante: “Esiste una montagna di informazioni che comprendono tutti i punti sulle conseguenze significative dell’esposizione cronica alle radiazioni della popolazione umana. Quali saranno le conseguenze per i figli di questi bambini?”
Anche i dati resi pubblici dal prof Bandazhevsky ne sono un’ulteriore conferma: soprattutto l’inversione delle linee dei tassi di natalità e mortalità nelle zone maggiormente contaminate (proprio in prossimità di quella “zona di esclusione” che, per alcuni, si è rivitalizzata), l’aumento dei tumori e delle patologie del sistema cardiocircolatorio (soprattutto nei bambini) e delle patologie e malformazioni genetiche.

Mi preme comunque ricordare come, dalle ricerche di Mousseau e Møller, si evinca la migliore saggezza delle rondini rispetto agli umani ricolonizzatori. A Chernobyl, infatti, gli uccelli scelgono di nidificare in posti con un basso livello di radioattività di fondo. Mousseau e Møller hanno posizionato, per le loro ricerche, più di 200 cassette per nidi nella Foresta Rossa, a circa 3 Km di distanza dal reattore nucleare esploso nel 1986. Usando questi nidi artificiali, i due ricercatori hanno studiato le abitudini di nidificazione di due specie di uccelli – la cinciallegra Parus major e la balia nera Ficedula hypoleuca. Volevano osservare se entrambe le specie avrebbero fatto differenze tra i siti di nidificazione con livelli alti e bassi di radiazione di fondo. Le cassette da nido si trovavano in posizioni molto simili, con risorse alimentari comparabili a portata di becco, ma con una radioattività di fondo diversa, dovuta alla distribuzione a macchia di leopardo del fallout post incidente. I livelli vicino ad alcuni nidi erano di 2.000 volte superiori rispetto al fondo naturale di radioattività. Mousseau e Møller hanno annotato che entrambe le specie preferiscono di gran lunga i nidi posti in zone a bassa radioattività e che la balia nera sembra essere più sensibile della cinciallegra. E questo non ci dovrebbe insegnare niente?
Infine, un breve accenno per quanto riguarda la possibilità di coltivare nella zona di esclusione di Chernobyl: semplicemente la forma migliore per immettere in circolo molti isotopi interrati, oltre che metterli in contatto con le falde acquifere.
Già, dai miei primi viaggi nelle zone contaminate da Chernobyl (1994), sentivo parlare di profondi scassi e arature per cercare di “diluire” la contaminazione radioattiva presente al suolo. Tutto inutile!
Ora con l’ipotesi di riavviare forme di coltivazione verranno rintrodotte queste tecniche (e non solo) tipiche dell’agricoltura.
Se non un crimine, almeno una grande stupidata per questi nuovi “Stranamore” (nel senso della canzone di Vecchioni: “Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione / e quando fu di fronte “alla zona” si sentì un coglione / perchè più in là non si poteva conquistare niente…).

Massimo Bonfatti

Fonte: Progetto Humus, 8 gennaio 2011

domenica 9 gennaio 2011

Oleg Yavorsky risponde a 10 domande poste dalla Community

Sulla pagina non ufficiale di Facebook dedicata a S.T.A.L.K.E.R. sono state recentemente raccolte dieci domande alle quali Oleg Yavorsky, Direttore per le relazioni pubbliche di GSC, ha gentilmente fornito risposte. Non sono scaturite particolari novità che già non si conoscessero ma alcune risposte di Oleg sono degne di interesse per le implicazioni che potrebbero avere sui contenuti di S.T.A.L.K.E.R. 2. Ricordiamo che un'analoga raccolta di domande/risposte è stata recentemente effettuata sulla pagina ufficiale di Facebook dedicata a S.T.A.L.K.E.R.
Oleg ha anzitutto confermato che S.T.A.L.K.E.R. 2 offrirà una trama inedita e che il gioco sarà sviluppato primariamente su PC, per poi essere adattato alle piattaforme console. Riguardo al nuovo motore, Oleg ha spiegato che i lavori di sviluppo dell''X-Ray sono cominciati nel 2000: è chiaro come un nuovo motore sia ora necessario per stare al passo con i tempi, un motore che, naturalmente, offirà nuovi effetti grafici.
Due domande, in particolare, sono a mio avviso degne di attenzione: sarà possibile personalizzare il nostro personaggio in fase di creazione (vestiti, volto, corporatura, eccetera)? Oleg ha risposto di non esserne sicuro ("I'm not sure about it"), il che lascia qualche speranza. Credo che poter personalizzare, almeno in parte, il proprio alter-ego fornirebbe qualche elemento ruolistico in più, cosa sempre gradita. L'altra domanda riguarda l'attesissima modalità cooperativa. Di nuovo, Oleg è rimasto sul vago, limitandosi a rispondere che, sebbene gli sviluppatori abbiano pensato moltissimo all'elemento cooperativo, a questo punto dello sviluppo di S.T.A.L.K.E.R. 2 non è possibile garantire nulla. La modalità cooperativa, che peraltro era già stata prevista per il primo capitolo di S.T.A.L.K.E.R. e poi abbandonata, sarebbe un gran valore aggiunto sul prodotto finale.
Una domanda è stata anche posta sul destino dell'X-Ray: diventerà open source dopo il rilascio di S.T.A.L.K.E.R. 2? Troppo presto per sbilanciarsi in una risposta sicura.
Ah, questa è la domanda più spettacolare: forse ricorderete come, ad aprile 2010, il calendario ufficiale di S.T.A.L.K.E.R. abbia mostrato un susseguirsi di stringhe di codice analoghe a quelle presenti nei tre capitoli della trilogia. Molte furono le ipotesi - a quell'epoca S.T.A.L.K.E.R. 2 non era ancora stato annunciato "ufficialmente" - e adesso Oleg ha confermato che quelle stringhe erano parte del codice del nuovo motore!
L'ultima domanda ha riguardato la linea di vestiti firmata S.T.A.L.K.E.R., attualmente acquistabili solo in Ucraina o nell'Europa orientale, e Oleg ha affermato con entusiasmo che GSC ha intenzione di renderli disponibili in tutto il mondo, attraverso un negozio online ufficiale che dovrebbe essere aperto molto presto.

venerdì 7 gennaio 2011

S.T.A.L.K.E.R. 2 - Considerazioni "a caldo" sulla nuova area di gioco

Subdola come un Bandito, letale come un Freedom, precisa come un Duty, inattesa come un Monolith, concreta come un Solitario è giunta la notiza che l'area di gioco di S.T.A.L.K.E.R. 2 sarà situata nel triangolo compreso fra la città di Chernobyl, la centrale nucleare e il complesso "Chernobyl 2".
In quest'articolo saranno esposte alcune considerazioni "a caldo" relative a questa anticipazione e proposte alcune ipotesi sull'ambientazione che, effettivamente, potremmo vedere il S.T.A.L.K.E.R. 2.
Il primo pensiero che mi è venuto in mente osservando l'area di gioco così come descritta, forse fin troppo schematicamente, da GSC - ne trovate una mappa esemplificativa nell'immagine riportata qui sopra sulla sinistra - è che la città di Pripyat, ormai una leggenda all'interno della trilogia di S.T.A.L.K.E.R., sarà esclusa dall'ambientazione del nuovo capitolo. Un pensiero negativo, decisamente: in "Shadow of Chernobyl", Pripyat è una tappa fondamentale non solo nella trama ma anche semplicemente nell'ambientazione di gioco. La guerriglia urbana che attende il "Marchiato" è una battaglia epica, tragica e necessaria per poter proseguire verso la centrale nucleare ma la città è anche il simbolo visibile di quel che è stato nel 1986 (e, nella fiction del gioco, dell'esplosione del 2006). Persino in "Clear Sky" Pripyat assume, indirettamente, connotati fondamentali ai fini della missione del Mercenario sfregiato: certo, non la visiteremo direttamente, ma il ruolo strategico e logistico suo e dei suoi sotterranei ricoprirà un ruolo chiave per raggiungere, nuovamente o per la prima volta (a seconda dei punti di vista) la centrale nucleare. E... oh, davvero vogliamo parare di "Call of Pripyat"? Il capitolo in cui Pripyat - più precisamente il quartiere sud-orientale - è stata resa nel modo più realistico e coerente con la realtà degli eventi?! Un velo di rispettoso silenzio è quanto di più adatto si possa esprimere a riguardo, dal momento che solo giocare di persona il titolo - e visitare quindi Pripyat in CoP - può rendere ragione dell'eccellente lavoro compiuto dagli sviluppatori.
Ora, eccoci qui: ci dicono, implicitamente, che Pripyat non sarà inclusa nello scenario di S.T.A.L.K.E.R. 2. Come dobbiamo prenderla (oltre che nel sedere, intendo!)? Beh, anzitutto potremmo ricordare come, in "Shadow of Chernobyl" e, parzialmente, in "Clear Sky" la conformazione geografica della Zona non ricalcasse affatto la realtà delle cose, tanto che la Centrale nucleare si trovava a nord di Pripyat e del resto della Zona proposta come ambientazione. Un "errore" voluto, intendiamoci: il realismo geografico sacrificato in nome di un più coerente background rivolto alla logistica e al gameplay. Accettabile, tutto sommato. Certo, CoP ha ridimensionato notevolemente le cose (ma neppure troppo, se vogliamo, considerata la locazione di Kopachi, di Smeraldo e di altre aree) ma è verosimile aspettarsi in S.T.A.L.K.E.R. 2 altre "licenze videoludiche" che, ora come ora, rendono impossibile un giudizio oggettivo e definitivo sulle scelte degli sviluppatori. Lasciamo quindi la questione "Pripyat" in standby e proseguiamo oltre.
L'area di gioco descritta nel triangolo in oggetto è decisamente vasta e varia. C'è la città di Chernobyl - se fosse proposta come ambientazione visitabile sarebbe una novità assoluta e sicuramente degna di nota - a sud-est; c'è "Chernobyl-2" - e qui l'unico limite allo sviluppo di una trama è la fantasia! - a ovest; c'è la Centrale nucleare - cosa potremmo esserci lasciati alle spalle fra "Clear Sky" e "Shadow of Chernobyl"!? - a nord. Ecco, sì, questi sono gli angoli del triangolo. E in mezzo? E lungo i lati? Ah, non saprei fare ipotesi. Di certo c'è spazio per ambientare aree lungo acquitrini, laghi, fiumi, pianure, strade, colline, paesini, paludi, eccetera. Aggiungiamoci, secondo quanto ammesso da GSC, la presenza di nuovi Laboratori-X e aree sotterranee segrete. Il discorso diventa davvero vasto e imprevedibile, a maggior ragione se ci arrendiamo all'idea che ci sarà una nuova storyline di cui, al momento, non si conosce assolutamente nulla.
Insomma, concludendo, l'area di gioco è ora ben definita ma rimane estramamente vasta e potenzialmente densa di locazioni non coerenti con la realtà geografica o con quanto ci si aspetterebbe dalle poche notizie fino a ora trapelate. Prima di tirare conclusioni serve ancora tempo...

S.T.A.L.K.E.R. - Calendario di gennaio

Nuovo calendario mensile: il soggetto potrebbe ricordare qualche angolo del complesso Jupiter...



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S.T.A.L.K.E.R. 2 - Domande e risposte (parte 1)

Come anticipato qualche giorno fa, ecco il primo elenco di domande, con relative risposte, pubblicato proprio oggi sulla pagina ufficiale di Facebook dedicata a S.T.A.L.K.E.R.
Ricordiamo che si tratta di un'iniziativa volta a selezionare le 15 domande più interessanti fra quelle poste dalla Community e ottenere le risposte più complete ed esaurienti da parte di GSC.
Promotore e curatore dell'iniziativa è Joe Mullin alias Sasha Nikolsky, responsabile della pagina di S.T.A.L.K.E.R. su Facebook.
Veniamo al dunque:

Quale sarà la principale differenza fra S.T.A.L.K.E.R. 2 e i capitoli della prima trilogia?
S.T.A.L.K.E.R. 2 offirà una nuova storia, nuovi personaggi (con alcuni png già visti nella prima trilogia) e, naturalmente, un nuovo motore.

Ci sarà un maggiore elemento di sopravvivenza, in S.T.A.L.K.E.R. 2?
Sì.

Quali features saranno rimosse o ridimensionate nella versione PC rispetto alle versioni per console?
Dal momento che lo sviluppo del gioco è condotto sulla versione PC, non ci sarà alcun taglio o ridimensionamento. La sostanziale differenza fra la versione PC e quella per console sarà il livello di dettaglio grafico (il PC offre maggiori effetti estetici).

Ci sarà qualche nuova modalità di interazione con i png?
Cosa intendi? E' difficile rispondere a questa domanda.

Ci sarà Sidorovich in S.T.A.L.K.E.R. 2?
Mi asterrò dal rispondere a questa domanda, per ora.

Ci sarà nuovamente la guerra fra le Fazioni?
No.

L'interfaccia di gioco (inventario, mappe, eccetera) della versione PC subirà (come è già successo per altri giochi) qualche interferenza dovuta al sistema di interfaccia per le console?
No, nulla del genere.

Ci saranno nuovi mutanti?
Sì.

Quante armi ci saranno?
E' difficile quantificare in questo momento.

Quali parti della Zona ci saranno? Oppure, sarà presente l'intera Zona?
Ambienteremo il gioco nel triangolo compreso fra la centrale nucleare, la città di Chernobyl
e Chenobyl 2 (dove è situata l'enorme antenna).

L'ambiente di gioco sarà un'unica grande mappa?
Per adesso preferiamo non rispondere.

Le DX11 saranno supportate?
Sì.

Ci saranno altri Lab-X e complessi segreti sotterranei?
Sì.

Sarà sviluppato il sistema di acquisto di armi "speciali" introdotto con Nimble e sarà possibile per il giocatore accedere a una maggiore varietà e tipologia di armi da fuori la Zona attraverso contatti con trafficanti speciali?
Abbiamo qualche interessante idea a tal proposito.

Sarà possibile trasmutare gli artefatti utilizzando le anomalie?
No. Comunque, sarà ampliato il campo di utilizzo degli artefatti.

A breve è attesa la seconda parte della selezione!

sabato 1 gennaio 2011